Perché Sanremo è Sanremo…

Tra nuovi colori delle regioni italiane, la scintillante vetrina della musica italiana si illumina domani per la settantunesima volta. 

Siete pronti? Lo sentite il rullo di tamburi? La grande manifestazione sanremese di quest’anno inizia dopo un percorso tortuoso: da dicembre è partito il tormentone sulla presenza del pubblico in sala, dopo non poche incertezze se fare o meno la kermesse. Amadeus ha minacciato a giorni alterni di rinunciare all’incarico e si è arrivati ad un compromesso con la presenza di figuranti a contratto. Pensate che fin dall’inizio, negli anni ‘50, si è data grande importanza alla presenza del pubblico e la maggior preoccupazione degli organizzatori è stata quella di trovare persone per riempire i tavoli lasciati vuoti a metà spettacolo, dato lo scarsissimo successo delle prime edizioni. 

A gennaio è iniziato il toto-nomi per le canzoni, i duetti, gli ospiti ed è stato dato ampio spazio alla scelta dei co-conduttori, coloro che ogni serata affiancano la coppia Amadeus – Fiorello. I tempi in cui il primo conduttore del Festival venne sostituito perché risultava poco fotogenico e non “bucava” lo schermo sono lontanissimi, ma la scelta dei partecipanti è delicata perché si basa sulla loro capacità di attrarre l’attenzione ed entrare in relazione con gli spettatori senza offuscare gli altri. Brillare, insomma, ma non troppo.

È scontato, quest’anno il Festival sarà molto diverso rispetto agli altri anni: la pandemia e le 75 pagine di protocollo di sicurezza anti-Covid, hanno imposto di ripensare completamente il format, gli spazi, i tempi e le presenze sul famoso palco dell’Ariston. Una vera sfida per gli organizzatori, che oltre a ridurre il rischio dei contagi, dovranno colmare il grande vuoto degli applausi e del calore di un pubblico che anno dopo anno ha scaldato il Festival ed è entrato, con la musica, nelle nostre case. 

Una partenza sofferta, quindi… ma, nonostante questo, in tendenza su Twitter,  Facebook  e sui giornali, Gazzetta dello Sport compresa, data la presenza fissa di un (discusso) semi-dio del calcio in pieno campionato. 

Leggendo i vari articoli e post, si capisce che l’Italia è letteralmente spaccata in due: i sostenitori del Festival da una parte e i detrattori dall’altra. Svaniti, invece, gli indifferenti, quelli che “io Sanremo non lo guardo mai”. 

Voi da che parte state?!

Durante la manifestazione, alle macchinette del caffè di tutta Italia, alle fermate dell’autobus, a tavola in famiglia, si consuma l’implacabile rito del commento di adorazione o di critica che sia. 

Chi non segue l’evento vive per una settimana come quelli che non sanno nulla di calcio e si trovano in mezzo ad una banda di tifosi: si sentono dei pesci fuor d’acqua perché non hanno sentito le canzoni, riso alle battute di Fiorello, criticato l’outfit di Achille Lauro o decretato, per eccesso di invidia, che le gambe di Irene Grandi sono storte. 

Perché il Festival della canzone è anche questo, gossip spinto, caccia alla gaffe, ricerca del cantante da mettere sulla graticola per una parola fuori posto, liti sul palco e succulenti colpi di scena, come il famoso bacio tra Fiorello e Tiziano Ferro, perché … l’importante non è che se ne parli bene, ma che se ne parli, non siete d’accordo?

Sanremo, dopo un anno di pandemia e restrizioni, smuove emozioni forti e sentimenti contrastanti in tutti noi. Poco importa  se è odio, amore, paura o riscatto: è diventato il simbolo della leggerezza perduta, della spensieratezza, della normalità.

Ed eccoci qua, quindi, ai blocchi di partenza, tutti esperti, laureati all’università dell’Ariston, pronti a filosofeggiare sulle canzoni che arrivano ultime ma poi sono in testa alle classifiche per mesi, come è successo a Vasco Rossi oppure a paragonare lo stile di Amadeus con quello di Baglioni, che si definì “dirottatore artistico” ma anche a chiacchierare di vestiti troppo lunghi o troppo corti come la più autorevole delle influencer! 

Come saranno i testi delle canzoni, quest’anno? Ci terranno con i piedi per terra o ci faranno volare con la fantasia? Il tema principale delle canzoni è sempre stato l’amore, ma non sono mancati brani di impegno sociale su temi di attualità come la violenza domestica, la droga, l’inquinamento e la pazzia. 

Dalle anticipazioni sui giornali e sui Social, anche quest’anno, almeno a Sanremo, vincerà l’amore. 

Quello sano, fatto di rispetto, in tutte le sue sfumature positive, con qualche digressione sull’ attualità politica, la quotidianità e la malinconia.

Si dice che le più belle poesie di tutti i tempi siano state scritte in periodi di insicurezza e crisi, che siano l’espressione di tensioni e conflitti e, soprattutto, che abbiano un magico potere riparatore. 

Sarà in grado questo Festival di esprimere con le sue canzoni la poesia che rovescia il mondo? 

Ne usciremo più ispirati e fiduciosi? O dovremo accontentarci di qualche scivolone sulla scalinata più famosa della musica italiana e di un’infelice battuta sessista, mentre cerchiamo su Google l’Eurovision Song Contest di Rotterdam? 

Come la pensate? Scrivetecelo nei commenti!

Lo scopriremo solo vivendo. Ed accendendo, se ne abbiamo voglia, la televisione. 

Mentre commenterete il Festival sui social con gli # dedicati, se lo farete, non dimenticatevi di dare una sbirciatina alle nostre pagine Facebook e Instagram …anche perché è in arrivo una grande novità, che entrerà in scena a breve! 

A presto!

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